L'utilità vera dello yoga e il suo ultimo fine non possono essere raggiunti che quando lo yoga, cosciente nell'uomo, incosciente nella Natura, coincide con la vita stessa, onde si possa dire luminosamente guardandone insieme il cammino e l'adempimento: "In verità, tutta la vita è yoga"

foto di Sri Aurobindo

Sri Aurobindo - La Sintesi dello Yoga - Vol. 1

Elementi di Vita

1. Terra (Prithvi) Nell'universo, l'elemento Terra fornisce solidità e compattezza, struttura il pianeta e dà sostegno e nutrimento agli esseri viventi. Similarmente, nel corpo umano l'elemento Terra si materializza nella struttura ossea e muscolare che dà forma e sostegno al corpo stesso. Se l'elemento Terra è in eccesso, si manifesta pesantezza, grossezza e lentezza nei movimenti. Il consumo esagerato di carne, minerali e dolci conduce ad una eccessiva formazione dell'elemento Terra nel corpo umano.

2. Acqua (Apa o Jala) L'umidità, la fluidità, il nutrimento, la vischiosità e la pesantezza sono caratteristiche peculiari dell' elemento Acqua. Un eccesso o una scarsità di acqua sul pianeta Terra impedisce lo sviluppo delle diverse forme di vita: per esempio, troppa acqua nel terreno lo rende fradicio, ostacolando la vegetazione, mentre una scarsità di acqua non nutre le piante, rendendole secche e spoglie. Nel corpo l'elemento Acqua si manifesta sottoforma di plasma, protoplasma, citoplasma, fluidi linfatici, etc. Un suo eccesso provoca grossezza ed edema, mentre una sua carenza è all' origine di stati di disidratazione generale o locale. Uno smodato consumo di latte, succhi di frutta zuccherati, olio, acqua e burro, provoca un aumento dell'elemento Acqua nel corpo.

3. Fuoco (Tej) Il calore e l'intensità sono le caratteristiche primarie del Fuoco la cui funzione consiste nel favorire la digestione ed il corretto funzionamento del metabolismo. Nell'Universo l'energia solare stimola il metabolismo e la trasformazione di energia in nutrimento nelle piante. Nel corpo umano, l'elemento Fuoco regola la secrezione degli enzimi, dei succhi gastrici, il sangue, il ciclo metabolico, etc. Un eccesso dell'elemento Fuoco nell'universo brucia la vegetazione mentre una scarsità ne inibisce la crescita. Un eccesso di calore nel corpo provoca sensazioni di bruciore, mentre una sua carenza altera le funzioni metaboliche e digestive, ostacolando la crescita del corpo. L'elemento Fuoco è presente soprattutto nei cibi piccanti e speziati.

4. Aria (Vayu) In natura l'elemento Aria è leggero, secco, freddo, instabile e impercettibile. Nell'universo è responsabile del movimento della materia. Nel corpo umano funzioni come il movimento degli arti e dei muscoli, il fluire dello sperma, l'urinazione, la defecazione, la trasmissione degli impulsi nervosi, la respirazione, etc., sono controllate dall'elemento Aria. Una elevata presenza di Aria rende il corpo molto leggero, magro e conduce a malattie connesse alla mobilità come per esempio, artrite, asma, stitichezza, sclerosi multipla, morbo di Parkinson, etc. La stabilità mentale e fisica risulta inoltre disturbata. L'elemento Aria predomina nelle lenticchie, fagioli, ceci, etc.

5. Etere (Akasha) Questo elemento si caratterizza per la sua leggerezza, morbidezza, impercettibilità, volatilità. Lo spazio è il vuoto nell'universo che favorisce la mobilità. Infatti se una stanza è piena di oggetti solidi, il movimento sarà impossibile o limitato. Anologamente il corpo umano è composto da numerose strutture vuote, come il tratto digestivo, i vasi sanguigni, i pori delle membrane cellulari, gli spazi all'interno delle orecchie, che permettono un costante movimento di solidi e liquidi. L'assenza dell'etere in uno di questi organi vuoti, provocherebbe dei blocchi con conseguente limitazione dei movimenti.

Definizione di Yoga

In genere lo Yoga, dal sanscrito yuj, si definisce "unione o unificazione dell'anima individuale con il principio divino". Così come numerosi Yogi, nel corso dei secoli, hanno da sempre testimoniato, esisterebbe una coincidenza tra l’essenza della natura individuale e tale principio. Semplificando, Yoga è prendere coscienza della propria essenza che, di per se, è già un riflesso divino.

Lo Yoga non crede nella separazione tra spirito e materia. Ciascuna tappa del mondo fenomenico è uno stato di coscienza che si palesa grazie alle vibrazioni della forza vitale unica o Prana, più genericamente per una serie di oscillazioni eteriche. Quanto maggiori sono le vibrazioni, tanto più la coscienza si manifesta come entità fisica.
Yoga, unione del proprio piccolo, minuscolo e limitato sé con l'incommensurabile, sempiterno, Sé universale? Non è esatto! L'atman (anima, piccolo sé, ego), responsabile del mellifluo senso d'insoddisfazione, separazione e incompletezza, percepito da numerose creature particolarmente sensibili, è soltanto un ingegnoso artificio della mente per perpetrare se stessa, un fugace riflesso del Sè assoluto. I tentativi di conoscere l'atman ne rivelano il suo lato chimerico e fittizio. Infatti taluni propendono per la sua impermanenza e vacuità. Tal'altri, approfondendo, ne deducono la salda convinzione che a ben vedere noi siamo già il Sé universale, il Brahman, la singolarità iniziale.

Quale sarebbe, dunque, il legame tra il proprio piccolo sé o anima e il Sé omnicomprensivo? Tutto dipende dalle proprie identificazioni, da ciò che crediamo o supponiamo di essere.

Yoga è, quindi, riconoscere la natura egocentrica della propria mente e la sua tendenza a creare fenomeni fittizi senza riscontri oggettivi; non aggrapparsi a persone o cose in maniera morbosa; ravvisare e respingere i sentimenti immaginari o ingannevoli; ricercare l'equilibrio in tutte le proprie attività, sia quelle di natura fisica, come il lavoro, lo sport e l'alimentazione, che di ordine psichico, come la cura dei rapporti affettivi, lo studio, le disposizioni creative.

Pratica Yoga

L'applicazione dei principi dello Yoga comporta, per i neofiti, almeno inizialmente, l'adozione di una disciplina psicofisica piuttosto severa (sadhana), che si sviluppa secondo otto fasi (ashtanga): le restrizioni (yama), le osservanze (nyama), le posizioni (asana), gli esercizi respiratori (pranayama), la concentrazione su un punto (pratyahara), la concentrazione su un oggetto specifico (dharana), la meditazione (dhyana), supercoscienza o consapevolezza del principio divino (samadhi).
L'insieme dei tre stati: dharana, dhyana e samadhi viene detto samyama (Swami Vivekananda). Samya significa equilibrio e la realizzazione di samyama la padronanza di tutti i poteri (siddhi).

I testi specifici per approfondire lo studio dello Yoga non mancano certamente. Nel contesto di questo sito ci occupiamo, in modo relativamente diretto, di meditazione. Ma in realtà, senza perseguire preliminarmente alcuni presupposti imprescindibili quali equilibrio e moderazione, s'incontreranno sempre numerose e inutili difficoltà.

Supponiamo che alcuni naviganti abbiano deciso, a questo punto, d'intraprendere lo studio dello Yoga e iniziare la pratica meditativa. Sapete qual'è uno dei primi errori cui in genere s'incorre? Ebbene è quello di confondere gli obiettivi perseguiti con la "tecnica" adottata per raggiungerli. Ma spieghiamoci meglio con un esempio: sovente si tenta di ottenere la tranquillizzazione dei processi mentale e respiratorio in modo diretto. Come nel caso in cui ci si impone, quasi sempre inutilmente, di non pensare. Niente di più errato. La calma, il silenzio interiore, la pace, il senso di beatitudine, sentimenti che poi si riflettono positivamente nei rapporti con gli altri sono, per quanto riguarda il nostro orientamento, la conseguenza dell'applicazione costante e perseverante di alcuni metodi.

Il coronamento della meditazione viene definito dallo Yoga come Samadhi. L’ottavo grado di conseguimento. Samadhi, uno stato che una volta conquistato, ben difficilmente può essere perso.

Testi tratti da:

http://www.sriaurobindo.it/

http://www.viaggindia.com/ayurveda/index.htm

http://www.meditare.it/yoga/yoga.htm

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vivashvan Comment by vivashvan on May 7, 2007 at 8:11pm
Lo stesso Sri Aurobindo, nell'introduzione alla "Sinetesi dello Yoga" ci spiega perché era necessaria una sintesi, un nuovo modo di porre e proporre questa antichissima arte e scienza per l’uomo, un paradigma adatto per l’uomo di questa stagione; “… un’epoca che è in preda ai dolori del parto”…,”…un mondo che è come un enorme vaso di Medea…”, ci dice Sri Aurobindo usando due metafore colme di un simbolismo estremamente potente in cui occorre immergersi per comprendere appieno il suo insegnamento.
Occorre accogliere le immagini e gli insegnamenti che Sri Aurobindo con tutto l’essere: comprenderle con la mente non basta; “tutti i metodi raggruppati sotto il termine comune di yoga sono speciali procedimenti psicologici fondati su una verità stabilita dalla natura, che fanno affiorare, partendo dalle funzioni normali, poteri e risultati latenti da sempre…”
Con questo viene tra l’altro detto esplicitamente che è alla portata dell'uomo intraprendere un sentiero di ricerca spirituale, in quanto l’uomo, in quanto tale, non è solamente animale intelligente, individualità separata ed egoica che deve affermare sé stessa, ma “…precisamente la sede e il simbolo d’una esistenza superiore discesa nel mondo materiale…”. L’uomo come ponte sull’abisso tra materia e spirito, mezzo cosciente di evoluzione e trasformazione, o meglio disvelamento di ciò che da sempre è involuto: Luce, Coscienza, Verità.
Viene fornita, per colui che vuole procedere lungo una via di vera conoscenza, una valida motivazione e risposta al quesito esistenziale che da sempre si pone l’uomo rispetto alla propria natura e finalità.
Ma non solo, vengono anche fornite indicazioni concrete di operatività, non per una fuga trascendente verso qualche piano spirituale, ma per operare concretamente nella realtà mutevole in cui, non per caso siamo inseriti e ci troviamo a vivere: infatti “… è proprio in questa materia che l’inferiore può trasfigurarsi e assumere la natura superiore, e il superiore rivelarsi nelle forme inferiori…”
E’ questa una delle intuizioni più grandi che Sri Aurobindo ci ha donato. Egli ci presenta la sua sintesi come il modo di far emergere lo yoga “ …dalle scuole segrete e dai ritiri degli asceti per assumere il suo ruolo fra la massa dei futuri poteri e attività dell’uomo…”
Lo yoga integrale non è quindi un mezzo che induce ulteriore frammentazione ed alienazione, ma al contrario deve diventare strumento di armonia e unificazione tra tutte le parti della nostra vita e del nostro essere. Integrazione, o meglio reintegrazione, non solo nel Divino, immanente, substrato di tutte le cose, e gli oggetti che osserviamo o pensiamo, anche riportare unità nel nostro intimo, illuminando le caverne del subconscio per reintegrare e “conoscere” tutto l’ente, anche integrazione nelle azioni ed operatività quotidiana.
Come Sri Aurobindo dice in una bella ironica poesia, che riporto in calce, occorre essere presente, coscienti in contatto con il Maestro Interiore non solamente quando ci ritiriamo nel nostro angolino a meditare, ma in ogni momento della giornata e della vita: in mezzo alle correnti ed alle forze anche contrarie, così da non esserne trascinati, ma per poterle trasformare attraverso la nostra continua trasformazione interiore. Uno yoga non di sola emancipazione, ma di servizio per l’umanità e per la trasformazione complessiva.

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